Camminare a piedi nudi sul tappeto rosso, sentire sotto i piedi la pressione del morbido tessuto, che si schiaccia appena, tra le dita. Un sottile solletico, e quel rumore così piacevole "stump stump", non appena comincio a correre, misurando mentalmente i passi ad occhi chiusi, per non raggiungere l'estremo bordo della piattaforma e scivolare giù, come avverte la voce preoccupata della mamma. Già, ad occhi chiusi, perché tanto, anche aprendoli non cambia nulla.
Fermo i miei passi, sul bordo del porticciolo, m'inginocchio, mentre le mani scivolano su quel tappeto rosso posato in occasione delle serate di festa per il culmine dell'estate. Torno con la memoria al giorno dell'incidente, rivedo il meraviglioso panorama che mi accompagna ogni estate da ormai sedici anni, il sole che tramonta sul lago dalle acque tranquille, gli uccelli che cantano prima di rifugiarsi negli alberi posti sul lembo di terra che posso scorgere, quasi sfocato, al di là dello specchio d'acqua. E gli ultimi barbagli di sole, che giocano a rincorrersi tra i cerchi concentrici provocati dal movimento dei pesci. E poi le risate cristalline degli amici, gli schizzi d'acqua. Mi rivedo prendere la rincorsa, e poi più nulla.
Sono stata fortunata, dicono, ho battuto la testa e rischiato di annegare, se non fosse stato per Paul, che s'è lanciato in acqua senza aspettare un secondo, se non fosse stato per le sue braccia così forti, che mi hanno tenuto il capo sollevato, se non fosse stato per i medici... Ed ora mi trovo qui, con un bel bernoccolo sulla testa ed un ematoma che mi ha tolto la vista.
Sbuffo, sento il vento scompigliarmi i capelli, posso annusare il profumo del lago, sentirlo tutt'attorno. Le mie orecchie faticano ad ascoltare tutto quello a cui non avevano mai dato retta prima d'ora, e non riesco a distinguere la maggior parte dei rumori, a scioglierli e capirli. Mille profumi, mille sensazioni mi avvolgono, ed io non riesco a capire nulla. Mi sento stordita da questa quantità inimmaginabile di informazioni che percepisco, ma che non so rielaborare.
E poi dicono che sono stata fortunata, come no.
Talmente fortunata che ora vedo solo nero, davanti, dietro e anche di lato.
Perché proprio io? Perché è successo a me? Cosa ho fatto per meritarmi questo?
Mi viene da piangere, lo sento nella gola, un gran nodo che non intende sciogliersi, una rabbia che si espande nel mio petto, come nero fumo appiccicoso.
Perché non ho fatto attenzione? Perché nessuno mi ha ricordato che era bagnato, scivoloso? Perché non ci si rende mai conto che la vita è un sottile filo d'erba che potrebbe spezzarsi in ogni momento? Perché siamo sempre così convinti che nulla possa accaderci?
Perché mi è stata tolta proprio la vista, l'unico modo per rendermi conto di cosa succede attorno?
...1. Chi sei?
2. Siamo amici?
3. Quando e dove ci siamo conosciuti?
4. Hai mai desiderato di darmi un pugno in faccia?
5. Dammi un soprannome e spiega il perché?
6. Descrivimi con una parola
7. Qual è stata la tua prima impressione su di me? Quando poi mi hai conosciuto?
8. Pensi la stessa cosa ora?
9. Cosa ti fa ricordare me?
10. Se mi potessi dare qualsiasi cosa, che mi daresti?
11. Quanto mi conosci?
12. Quand’è l’ultima volta che mi hai visto?...
13. C’è stato mai qualcosa che mi avresti voluto dire ma non lo hai mai fatto?...
14. Metteresti questo sul tuo blog e vedere cosa dirò io di te?